di gymnasium

Francesca Cau: La mia maratona

3 NOVEMBRE 2013 – ING NEW YORK ROAD RUNNER: LA MIA MARATONA

di Francesca Cau 

La mia decisione di fare una maratona nasce dall’abitudine a correre, dal desiderio di mettermi alla prova, dalla voglia di fare un’esperienza unica, dalla curiosità di scoprire nuovi angoli del mondo…così, comincio a guardare un po’ in giro, valutare i periodi, considerare i mezzi anche economici a mia disposizione, osservare il mio stato d’animo e mentale, il mio stato fisico, i miei impegni…e così ho fatto la mia scelta: “quasi quasi provo a fare la maratona di New York il 3 novembre 2013”! Mio malgrado, non sapevo che la maratona di New York non è una maratona, ma è LA MARATONA: la tensione, l’entusiasmo, l’ansia da prestazione, la programmazione delle giornate, tutto fin dal primo momento l’ho percepito fisicamente e mentalmente.

Così mi sono fatta fare il programma di allenamento dalla mia istruttrice di fiducia, Deborah Porta e, all’alba dei due mesi prima della data prevista per la gara, 3 novembre 2013, ho cominciato l’allenamento: un allenamento durissimo, per me, fatto di corsa ogni giorno, sabato compreso, fatto di ripetute in salita, ripetute sul kilometro, ripetute sul tempo, di esercizi di potenziamento delle gambe…l’inizio è stato scioccante: era come se non avessi mai corso! Il ginocchio non mi reggeva e non riuscivo neppure a camminare…“stai tranquilla: sono le ripetute in salita, vedrai che ti passa”…come sempre, aveva ragione lei, LA MIA ISTRUTTRICE.

Dopo una settimana circa, infatti, il dolore è passato e ho cominciato ad allenarmi regolarmente, a sentirmi bene e fare dei miglioramenti rispetto ai miei standard…mi sento carica…ma ecco che capita l’imprevisto: infiammazione al tendine della caviglia e stop per 10 giorni!!! L’infortunio che proprio non mi ci voleva e che mi fa sprofondare nel panico, nel timore, nella paura di non riuscire a fare nulla… “ormai quello che hai perso non lo recuperi più”, “devi stare ferma, non correre, non fare nulla perché altrimenti non ti passa più”…obbedisco, prendo le medicine, mi curo…finalmente mi passa, ma ormai veramente mancano pochi giorni alla partenza e non c’è davvero più tempo per allenarsi, per rimettersi in forma…ma tant’è: ormai ho pagato tutto, ormai ho deciso…ci vado, la faccio e…male cha vada mi faccio un giro a New York, penso…è pur sempre la città dei miei sogni, del resto!…Così il mio allenamento si ferma definitivamente, per non riprendere più fino al giorno della gara!

Il giorno della partenza è giunto e, finalmente, dopo due giorni di permanenza newyorkese e tre notti insonni, arriva il giorno della gara: sveglia all’alba per andare a prendere il traghetto per Staten Island…l’adrenalina sale, l’emozione impazza, in una babele di runners che scambia sorrisi, battute, paure, sensazioni in attesa del fatidico momento del segnale di “START”!!! L’attesa è estenuante…anche per il freddo che sento…non sento più i piedi, non vedo l’ora di cominciare…di finire…ci siamo: START! Comincio a muovere i primi passi sul ponte di Verrazzano e l’impatto è devastante: il vento freddo aumenta la sensazione di freddo e continuo a non sentire i piedi…intanto mi guardo intorno: la marea umana è spaventosa…mitica…finalmente si raggiunge Brooklyn e da qui tutto diventa incredibile: sento il mio nome urlato, sento “forza Italia”, sento la musica, vedo le persone accanto a noi, i ragazzi che suonano la musica dal vivo, le mamme con i bambini e le radio, le persone alle finestre, i banchetti per rifocillarti, i cartelli che riportano i nomi degli amici, le raccomandazioni, le motivazioni, gli slogan…e così per ben 42km…così nonostante il freddo, il vento gelido…continuo a correre, facendomi anche distrarre da questo meraviglioso calore umano…perché continuo a sentire freddo…a sentire fastidio al tendine…ma non sono disposta a fermarmi…continuo, dritta per la mia strada, ammirando parti della città inaspettate, sorprendenti…meravigliandomi della gente…al 24°miglio mi sento stanca, finalmente riesco a mangiare una banana…un altro runner si affianca a me…cerchiamo di sostenerci a vicenda…in silenzio…senza dire nulla…ci si capisce guardandosi, come la safety car l’uno per l’altra…proseguiamo insieme…e poi via verso lo sprint finale: ingresso in Central Park…lo percorro…non credevo fosse così grande…ormai ci siamo…vedo in lontananza…ormai solo 300mt…cerco di tirare fuori tutto quello che mi è rimasto, sono sudata, ho freddo, non mi sembra vero, mi viene da piangere, intravvedo la telecamera e sorrido: FINISH!!!Ce l’ho fatta!!!